martedì 29 aprile 2008

Tech Girl 01- [work in progress)


Un lavoro appena appena realizzato... e incompletissimo : )

domenica 27 aprile 2008

Pen Project- Beautiful 01


Il disegno a penna è sempre difficile ma per me che non so utilizzare proprio benissimo le chine
direi che è una tecnica più consona. :)
Qui due prove di disegno a penna. Una in bianco e nero l'altra a colori digitalizzata.
Spero gradiate


lunedì 21 aprile 2008

Uncut Scene #01


-Un vecchio lavoro digitalizzato-

Araldi di Even - Capitolo I "prima parte"

CAPITOLO 1

Quello che successe prima

La pioggia tintinnava sopra il tetto scrostato della stamberga e alcune piccole gocce entravano da grosse macchie di umidità rovinando sul pavimento e formando piccole pozze scure.
L’elfo era steso su una branda sgangherata, sembrava dormisse o forse semplicemente riposava gli occhi.
Questo l’uomo non lo sapeva, lo fissava da circa un’ora e non lo aveva visto muoversi di un millimetro, gli faceva quasi paura, sembrava morto.
Non aveva importanza comunque, il pugnale l’aveva in mano, stretto tra le dita come fosse un prolungamento del suo braccio, ed era pronto ad usarlo.
Ora che ci pensava non conosceva neanche il nome dell’elfo che stava per ammazzare. Peccato, ma non è che gliene importasse poi tanto. Bastava che le cento monete d’oro promesse per l’omicidio gli tintinnassero in tasca il giorno successivo e poteva sorvolare sul nome della vittima.
Prese il coraggio a due mani, e si avvicinò di soppiatto al letto dell’elfo. Si… dormiva, stava russando…
Alzò il braccio, il pugnale tremava nella sua mano. Doveva essere un tizio pericoloso questo qui, pensò, se gli avevano addirittura affibbiato una taglia di cento monete sonanti. Ma cosa gli veniva in mente? Bah, stava diventando troppo pavido, pensò, non era da lui sudare così tanto per un lavoretto pulito pulito come quello. Era ora di agire.
Calò inesorabile il pugnale che si andò a piantare nella vittima. Però, pensò, era morbida, nessun rantolo, di solito, prima di spirare, anche se nel sonno, ansimavano.
Si accorse di aver per un istante chiuso gli occhi. Errore…
Quando riaprì le palpebre vide che aveva ucciso a sangue freddo un soffice guanciale. Poi vide un piede vicino al suo naso e sentì il forte dolore tipico di una facciata contro un muro.

***************

“Volevi prendermi di sorpresa?” disse Sindar, l’elfo che gli aveva tirato un gran calcio in faccia.
Non rispose. Sapeva che era meglio negare o stare zitti. L’elfo si mosse intorno a lui, che, legato come un salame ad una sedia, lo guardava con gli occhi di chi sa che non gli andrà bene di certo.
"Potevano scegliere qualcuno di meno idiota almeno! Ti ho beccato a seguirmi già da quando sono uscito dal mercato. Sei proprio imbranato.”
Questo lo ferì nell’orgoglio. Però non espresse il suo dolore, il pugnale di argento che roteava tra le dita dell’elfo sembrava convincerlo che in fondo si, un po’ imbranato lo era.
“Chi ti ha mandato?”
Non rispose.
“Ripeto: chi ti ha mandato?” la lama del pugnale puntata alla gola.
“Non so il nome” disse balbettando.
“Errore, e siamo a due” e detto questo Sindar gli mollò un ceffone in pieno viso.
“Non lo so davvero!” la lama premeva direttamente sulla giugulare “so solo che ha a che fare con la croce e l’occhio!”
Sindar sembrava illuminato. Esterrefatto dall’affermazione tolse subito il pugnale dalla giugulare del suo mancato assassino e lo ripose. E ridacchiò.
“Tu? Della croce e dell’occhio? Ma ne sei sicuro? Mi sembri un po’ scarso”
“Non io, quello che ti voleva morto”
“Ah…” l’elfo andò a sedere.
Sembrava compiaciuto dell’accaduto, non spaventato, non tremante come avrebbe dovuto essere.
La croce e l’occhio. Ancora gli erano dietro. Ma se avevano avuto bisogno di assoldare un tale incapace come sicario erano davvero messi male. Pensò a lungo. Il suo aggressore ancora legato aspettò cercando senza fortuna di liberarsi dalle corde poi lo vide alzarsi. Aveva deciso il da farsi.
“Bene non ti ammazzo, contento?”
Lui lo guardò strano, però l’elfo sembrava sincero. E si sentì sollevato.
Un po’ meno lo fu quando, due secondi dopo, i canini di Sindar affondarono nel suo collo facendolo svenire.
Rimase cosi per circa due minuti. Poi lasciò la presa, il corpo del suo sicario svenuto. Dalla bocca irsuta di quattro lunghi canini colava scuro sangue.

“Si non ti ho ucciso, sarebbe stato lo spreco di un buon pasto”


Detto questo lasciò il corpo quasi esangue della sua vittima legato alla sedia e prese le sue cose uscì dalla stamberga sotto la pioggia battente.